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Coppie di fatto, sì della Margherita dopo le tensioni
(08-02-2007)

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ROMA - Dicono che Rutelli abbia ricevuto dalle mani di un suo collaboratore la "lettera dei 60", proprio mentre entrava nell'uffìcio di presidenza della Margherita. E che sia stata la lettura di quel documento ispirato da Marini e Franceschini, e delle firme che lo accompagnavano, a spingerlo definitivamente ad abbandonare la strada della resistenza al ddl sulle coppie di fatto. Fatto sta in quella riunione, aperta anche ai ministri visto il tema, il vicepremier ha sorpreso un po' tutti, proponendo il sostegno pieno della Margherita al testo cui Rosy Bindi sta lavorando con Barbara Pollastrini. Una sterzata netta rispetto alle intenzioni, trapelate nei giorni scorsi ma mai dichiarate uffìcialmente, di astenersi in Consiglio dei ministri. Naturalmente, la proposta del presidente ha ottenuto l'unanimità. E alla fine i più sconcertati erano proprio i suoi fedelissimi. «Francesco è stato messo in mezzo, gli hanno legato le mani», commenta uno di loro «un po' stordito». E prendeva atto che «Franceschini e Marini hanno voluto far vedere che la maggioranza del partito ce l'hanno loro». Più sereno il commento dei più stretti collaboratori di Rutelli: «Aveva promesso che avrebbe difeso i valori cattolici e così ha fatto. Fa parte della politica mantenere fede agli impegni e poi attenersi alle decisioni della maggioranza. Alla fine, la cosa più importante è che il partito ne sia uscito con una linea comune».
Quanto all'unità del partito, a valorizzarla è stato proprio il presidente del Senato, dando un avvertimento chiaro agli ancora recalcitranti Teodem: «Da Rutelli a tutto il gruppo parlamentare, c'è una posizione unica sulle unioni civili». Del resto, si dice sia stato proprio Marini. assieme a Dario Franceschini,a ispirare la lettera firmata da oltre sessanta parlamentari che ribadisce la necessità di varare quella legge nel nome dell'autonomia dei politici cattolici dalla volontà delle gerarchie ecclesiastiche. Con una fiammata di orgoglio ex Dc. Una lettera scritta materialmente da Giorgio Merlo (uomo di Marini) e Francesco Garofani (fedelissimo di Franceschini) e sottoscritta da ex popolari di varia estrazione (a cominciare dal gruppo di Pierluigi Castagnetti), ma anche da prodiani e «da rutelliani». come fanno notare al Nazareno. Naturalmente, le firme di Marini, Castagnetti e Franceschini non ci sono, dato il ruolo istituzionale che ricoprono, ma è come se. Tanto che il capogruppo dell'Ulivo (che giurano abbia partecipato attivamente alla stesura) lo ha dichiarato apertamente. L'obiettivo di questa mossa era dupice: stanare Rutelli e far pesare i numeri nel partito. E dunque mettere in mora i Teodem: «Abbiamo vinto 60 a 6 - si gongolava al gruppo di Montecitorio - e potevamo essere anche 120». 1 cattolici intransigenti del partito, però, non mollano la presa e al grido lanciato dalla Binetti, «scegliamo più famiglia e meno Pacs», continuano a promettere battaglia «se non sarà rispettato il limite posto dal programma dell'Unione». Fatto sta che ieri Rutelli è stato costretto a uno strappo chiaro con la Cei, che su di lui, s'è detto, aveva contato molto. E non è bastato a fermare l'offensiva dei «cattolici democratici» della Margherita neppure l'ennesimo ammonimento di monsignor Betori: «Quella legge minaccia la famiglia». Così il lavoro sulla bozza prosegue a spron battuto. E' vero che il Consiglio dei ministri di ieri non se ne è occupato, ma e anche probabile che non si aspetterà il ritorno di Prodi e della Bindi dall'India.
Un altro Cdm potrebbe esscrci domani e lì il testo potrebbe arrivare con la conferma della certificazione anagrafica di fronte a un ufficiale pubblico (perche altrimenti non sarebbe giuridicamente valida e di conseguenza opponibile a terzi), ma con la concessione ai cattolici della cancellazione del termine «congiunta» accanto alla dichiarazione di convivenza. Per quanto riguarda i tempi minimi per ottenere i diritti, sembra si vada verso un'intesa sui sette o otto anni.




Federica Re David (il Messaggero )

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