"Servizi locali, l'intesa tiene"
(21-05-2007)
A Linda Lanzillotta il compromesso sui servizi pubblici con Rifondazione va bene e attacca l'ostruzionismo del centrodestra al Senato. «O i Comuni scelgono una gestione pubblica, con tutti i vincoli delle gestioni pubbliche, oppure si affidano a una società per azioni, a una soluzione imprenditoriale, selezionata sempre con gara. Non importa se la società sia pubblica, privata o mista: deve fare la gara. Così diciamo basta all'in house introdotto dal Governo Berlusconi che ha sommato il peggio del pubblico e il peggio del privato. Forse il centro-destra non si aspettava che la maggioranza avrebbe raggiunto un'intesa per cancellare le distorsioni introdotte dalle norme Buttiglione».
Ministro Lanzillotta, quali sono le distorsioni introdotte dall'in house?
Moltiplicazione delle società pubbliche e loro proiezione su un mercato sempre più vasto, qualità di servizi priva di verifica, fenomeni distorsivi della concorrenza, moltiplicazione dei costi della politica connessi ai consigli di amministrazione e alle assunzioni.
È vero, però, che l'accordo di maggioranza, rispetto al suo Ddl, dà alle gestioni pubbliche uno strumento in più ripescando le aziende speciali.
Il Comune ha il diritto costituzionale di scegliere una gestione pubblicistica che non potrà più fare con una spa, ma dovrà fare con un proprio ufficio o un'azienda speciale. L'azienda speciale dovrà però rispettare tutti i vincoli pubblicistici, proprio per rispettare le direttive Ue in materia di in house: il bilancio sottoposto al patto di stabilità, le assunzioni con regime pubblicistico, gli appalti con regole da stazione appaltante pubblica, vincoli alla operatività fuori della relazione diretta con il Comune proprietario, divieto di attività extraterritoriali, impossibilità di fare partnership con privati. Ci saranno anche vincoli sugli organi specificati nei decreti delegati. Starà ai Comuni poi decidere se scegliere o meno questa soluzione.
Quello della scorsa settimana è il miglior accordo possibile dentro la coalizione?
C'è il consenso di tutta la coalizione, è un buon accordo.
La strada ora è in discesa al Senato?
Non vendo la pelle dell'orso prima di averlo ammazzato. In questi mesi le resistenze sono state tante: da Rifondazione, ma anche più trasversali nella maggioranza e nell'opposizione perché non ci dobbiamo nascondere che dietro queste cose ci sono interessi.
A partire dai Comuni?
Certo, anche dai Comuni che invece devono reinventare il loro modo di gestire i servizi pubblici e di interagire con il mercato. Dobbiamo non solo ottenere servizi di migliore qualità, ma anche migliori tariffe e una modalità trasparente ed equa di pagare il servizio. I servizi inefficienti sono finanziati o con le tariffe o con il ripiano dei disavanzi o con la ricapitalizzazione delle società pubblica attraverso la fiscalità generale.
Le va bene il testo della Camera sulla moratoria per l'acqua?
Non ho visto l'ultimo testo. La finalità e quella di sospendere quel che sta succedendo per aspettare la nuova disciplina sulla gestione dei servizi idrici in attuazione della delega del codice ambientale che si sta definendo a Palazzo Chigi. Bisognerà valutare chi e con quali strumenti dovrà intervenire, ma probabilmente con meccanismi giurisdizionali, su quei casi anomali di gestione della procedura di gara segnalati dall'Antitrust soprattutto in Sicilia. E su questo proposito ho già chiesto chiarimenti al presidente Cuffaro.
A proposito di Antitrust, l'Autorità sostiene che si potrebbe osare di più e liberalizzare completamente i servizi in molti settori.
In molte tipologie di servizio questo si può fare, dipende dalla tipologia. Nel trasporto innovativo, per esempio, credo si debba andare a un'offerta di più operatori in concorrenza fra loro perché non ci sono monopoli naturali. L'autorità pubblica deve limitarsi a definire standard e meccanismi di tutela dei consumatori nel contratto di servizio. Dobbiamo evolvere verso un sistema in cui il pubblico impara a fare meglio il mestiere di regolatore, vigilatore, di tutela dei consumatori e sempre meno il mestiere di gestore. C'è bisogno di una grande opera di formazione e di riconversione delle Pa perché se non imparano il nuovo mestiere, tenderanno inerzialmente a continuare a fare quello di prima, cioè a gestire.
Che tipo di offerta auspica da qui a dieci anni?
Auspico che i processi di consolidamento che si stanno realizzando in molti settori avvengano anche nei servizi a rete e si creino player nazionali, capaci di competere in Europa. Penso alla tedesca Rwe, che era agglomerato di piccole municipalizzate ed è diventato un colosso europeo. Grandi aziende europee sono nate dal territorio. La scala locale, se innova, se apre il mercato, se è competitiva, diventa un'opportunità di lavoro, di sviluppo per le Pmi sul territorio, una spinta tortissima alla crescita e, poiché sappiamo che la crescita parte dalle economie territoriali, aprire questa economia creerà sviluppo, creatività, innovazione. E migliorerà la qualità della vita nelle città.
A breve non sembra esserci uno spazio per il capitale privato, visto il dominio delle spa pubbliche. In prospettiva?
Nel momento in cui l'apertura al mercato spinge all'innovazione e agli investimenti, ci sarà una spinta ad aprire al capitale privato perché queste società che avranno bisogno di più capitali per competere. Vorrei però sottolineare che c'è una cultura di servizio pubblico in queste aziende che non va dispersa e va valorizzata. D'altra parte, si è visto che i privati non sempre sono stati all'altezza quando si è trattato di gestire servizi pubblici. Il nostro capitalismo ha un'esperienza radicata nel settore manifatturiero, ma non ha dato ancora il meglio nei servizi pubblici. Dall'integrazione tra il capitale privato e la cultura di servizi al cittadino storicamente consolidata nelle aziende pubbliche, potrà venire una evoluzione positiva. Purché non succeda come nelle spa miste viste finora dove il privato ha teso a godere delle protezioni dei piccoli monopoli locali. Per questo tutti devono misurarsi con il mercato.
Confrontarsi con il mercato vuol dire anche confrontarsi con gli operatori stranieri. Saranno i benvenuti?
Sono i benvenuti ma in regime di reciprocità perché credo sia giusto dire che noi ci apriamo ma anche gli altri si devono aprire.
Parliamo di casa. Fassino ha detto che lo sconto Ici non è urgente perché tutela i redditi medi e non quelli bassi.
Concordo che c'è un problema di pensioni basse, dove va fatto un intervento per il reintegro del potere di acquisto. Ma in Italia la percentuale dei proprietari arriva all'82% e agire sull'Ici è anche un modo per reintegrare il potere di acquisto di molte famiglie che hanno investito tutti i loro risparmi nella casa.
C'è chi dice che tutto va rinviato alla riforma del catasto.
Si tenta da almeno un decennio di correggere la disarmonia dei valori catastali, ma per fare la riforma del catasto ci vorranno ancora alcuni anni. Non solo per applicarla tecnicamente, ma anche per governarla socialmente. La redistribuzione del carico fiscale va governato con grande gradualità e con grande prudenza perché rischia di determinare effetti redistributivi molto forti.
Nel frattempo?
Nel frattempo si deve agire in modo netto sull'Ici della prima casa per dare un senso agli sforzi che il Paese ha fatto per il risanamento finanziario. Abbiamo ottenuto dei risultati, adesso bisogna incominciare a far godere la maggior parte degli italiani di questo risanamento.
È un segno che deve dare subito? Già da quest'anno?
Questo lo vedremo quando, tra fine maggio e metà giugno, discuteremo l'impostazione del Dpef e la destinazione dell'extragettito 2007.
Quindi è un discorso che per la Margherita resta aperto.
Sì. Mi pare che per il 2008 una decisione sia già stata presa dai partiti alla Camera nella delega fiscale. Per il 2007 ci sarà una valutazione collegiale del Consiglio dei ministri.
Giorgio Santilli (Il Sole 24 Ore )
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