Italia.it, governatori aprite quel portale
(21-05-2007)
Un'eredità scomoda. Di quelle che non si vorrebbero ricevere. È come se una vecchia zia, alla sua «dipartita», vi avesse lasciato una casa: gravata però da una pesante ipoteca e da problemi con il vicinato. Nel nostro caso, l'immobile ereditato si chiama «Italia.it» e gli eredi sono gli uomini di Luigi Nicolais, ministro per le Riforme e le Innovazioni. Parliamo del portale pubblico, voluto dall'ex ministro Lucio Stanca, per il quale sono stati stanziati 45 milioni di euro. Un sito rivelatesi un flop: incompleto nei contenuti, con pagine web vecchio stile e link che spesso finiscono nel nulla. Ma, soprattutto, senza visitatori.
I dati di accesso li rileva il sito Alexa.com (gruppo Amazon). Lì si scopre la verità: Italia.it è al 2.539° posto nella classifica dei web nazionali e al 579.039° in quelli Usa. Insomma, è invisibile ai turisti stranieri, visto che oltre mezzo milione di siti ci stanno davanti. Così, a soli tre mesi dal lancio pubblico, fatto dal vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli all'ultima edizione della Bit a Milano, è in attesa di un profondo restyling. A contestare la vetrina del turismo oniine della pubblica amministrazione sono in primo luogo le Regioni, che si erano già mosse sotto la guida della Liguria per costruire un portale interregionale. Ma il colpo di grazia è stato inferto dal popolo del web, con la rivolta dei 300 bloggers riuniti lo scorso 31 marzo a «RitaliaCamp», all'Università Bicocca di Milano. Hanno portato alla luce le magagne del sito. Rilanciando proposte concrete.
Al ministero per le Riforme e al nuovo «Comitato Nazionale per il portale Italia.it» tocca il compito di dirimere il bandolo della matassa. Primo obiettivo? Siglare le convenzioni con le Regioni che potranno attingere al fondo di 21 milioni di euro, per realizzare direttamente i contenuti locali: da adattare alla piattaforma software esistente.
Qui sembra che le posizioni si stiano ammorbidendo. E il caso di Guido Fasi, l'assessore al Turismo dell'Emilia Romagna che, a fine marzo, aveva definito Italia.it «un cadavere che non verrà rianimato». Ma in queste ultime settimane sta giungendo a un accordo e spiega: «I rapporti con il governo sono più distesi, grazie alla convenzione regionale arriverà lo stanziamento di circa un milione di euro, destinato ad aggiornare i contenuti del nostro sito». Perché il contenzioso tra Roma e Regioni riguarda proprio l'integrazione delle singole realtà locali: «Compreso il sistema di prenotazione di alberghi e agriturismo nei siti regionali», dice Pasi. Dunque, la parola d'ordine è non buttare via tutto il vecchio, ma provare innanzitutto a sistemare quanto realizzato per Italia.it dal governo precedente, mettendo a punto contenuti, link e accessibilità.
È un compito che avrebbe dovuto svolgere il consorzio d'imprese capeggiato da Ibm, assegnataria della gara d'appalto nel 2005 (in scadenza il prossimo luglio), che ha lavorato con la Its di Napoli e Tiscover Ag, un tour operator austriaco. Ma così non è stato e i risultati deludenti sono visibili in Rete. I tempi per la nuova versione? «Tra convenzioni, messa a punto dell'attuale versione e definizione della nuova gara d'appalto arriveremo a fine anno - dice Paolo Zocchi, consigliere per l'Innovazione del ministro Linda Lanzillotta -. A questo punto, potremo passare al restyling più profondo». Per dirla in gergo informatico, alla versione 2.0 di Italia.it. Nessun problema per il conto economico, perché tolti i finanziamenti regionali e i 10 milioni già erogati, dovrebbero rimanere circa 14 milioni di euro per completare i lavori. Non sono pochi.
E i 300 contestatori della blogosfera? Spiega David Orban, uno dei promotori dell'iniziativa milanese: «Ai rappresentati del Comitato nazionale abbiamo illustrato le proposte per costruire un sito nuovo, spiegando che a non funzionare è in primo luogo l'attuale piattaforma informatica. A nostro avviso è da rifare da capo». Poi, a loro detta, manca la visione complessiva del progetto e non si capisce a chi siano rivolte le pagine. Non certo ai turisti, visto che non esiste visibilità in Rete. Non agli operatori, che utilizzano invece i portali privati per le prenotazioni online. Infine non agli italiani che, per le vacanze, consultano le pagine di siti regionali e locali. Così, a un mese e mezzo dalla giornata di mobilitazione, i bloggers sono in attesa di una risposta sulle loro osservazioni. Raccolte e disponibili per tutti nel sito di «Ritalia». Ma avvisano: «Continueremo a vigilare sui lavori, ricordando che su Internet non si possono raccontare bugie. Valgono i fatti e gli accessi totalizzati». Per avvisare il governo delle loro intenzioni, in 1.500 hanno già inviato una petizione al premier Romano Prodi da «Scandaloitaliano»: un sito che ha bene documentato l'intera vicenda.
In tutta questa storia, per il cittadino contribuente, rimane un'unica consolazione. Quale? Su Internet abbiamo scoperto un comunicato stampa del 21 settembre 2004, emesso dal Mit: l'allora Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie. L'ex ministro Stanca rendeva noto uno stanziamento globale di 140 milioni di euro. Da spendere per realizzare il portale pubblico «Scegli Italia», volto a promuovere il turismo nel nostro Paese. Dunque ci è andata bene, riteniamoci fortunati. Alla fine, di milioni ne spenderemo solo 45. Per avere una finestra sul web.
Umberto Torelli (Corriere Economia )
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