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Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale

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Nessun compromesso, il mercato ha vinto
(21-05-2007)

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Caro direttore, sul Corriere di ieri il presidente Casini ha bocciato come un «compromesso al ribasso» l'accordo raggiunto dalla maggioranza al Senato sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Vorrei rassicurarlo: nessun tradimento e nessuna deriva massimalista. So bene che l'opposizione non avrebbe scommesso un euro sulla possibilità che l'Unione sbloccasse positivamente questa importantissima riforma. Avevo detto e ripetuto che non avrei mai accettato un compromesso di facciata che avesse svuotato la riforma e cosi è stato. L'accordo si è fatto ed è pienamente coerente con la riforma approvata nel luglio scorso dal Governo. Vorrei dunque spiegarne i termini: anche per fugare i dubbi del presidente Casini. L'intesa si basa su un principio chiaro e incontrovertibile: la distinzione netta tra gestione pubblica e mercato. Se i Comuni vorranno gestire direttamente i servizi pubblici locali lo potranno fare attraverso i propri uffici o con le aziende speciali che altro non sono se non un'articolazione amministrativa dello stesso Comune. Essi dovranno quindi agire secondo le regole stringenti e trasparenti del regime pubblicistico: i bilanci delle aziende speciali saranno sottoposti alle regole del patto di stabilità, le assunzioni si faranno per concorso, gli appalti con regole pubbliche, l'obbligo di operare solo per conto del Comune proprietario ed entro il suo territorio, l'impossibilità di partnership con i privati. Se, invece, si sceglierà di operare secondo una logica imprenditoriale attraverso una società per azioni, allora per scegliere il gestore si dovrà passare attraverso una gara. Starà al Comune decidere, come è costituzionalmente giusto che sia. E non ci sarà differenza tra società pubbliche, private o miste: bisognerà dimostrare con le gare di essere più efficienti e di offrire una migliore qualità. La soluzione indicata dall'Unione quindi non è un ritomo all'indietro ma una drastica correzione dei fenomeni degenerativi prodotti dalle norme Buttiglione che, consentendo un indiscriminato ricorso agli affidamenti in house a società pubbliche e miste, ha alimentato la moltiplicazione di tali società con una crescita spropositata del peso della politica e il conseguente aumento delle tariffe (o dei tributi locali) per pagare inefficienze, apparati spropositati, gestioni sottratte sia ai controlli pubblici che alla verifica del mercato. È a questa situazione prodotta da un esponente del suo partito, caro presidente Casini, che bisogna urgentemente mettere un freno e l'intesa raggiunta va in questa direzione. E, infatti, con la legge che il Senato varerà nelle prossime settimane tutto ciò non potrà più accadere. Chi sceglierà di gestire i servizi attraverso i moderni strumenti industriali avrà una sola strada: il mercato e, quindi, l'obbligo delle gare. Principio al quale non ci sono deroghe. Altro che ritorno al passato. Tutto al contrario: si chiude con l'epoca degli affidamenti diretti e si apre una nuova fase che spingerà anche le spa pubbliche a essere più efficienti, più competitive, più attente ai bisogni dei consumatori, più orientale all'innovazione. Certo tutto è perfettibile; ma il risultato che stiamo per realizzare dopo lunghi mesi di dibattito e di confronto, a volte anche molto duro, dentro la coalizione e con gli interessi che resistono a questa riforma è eccezionale: non riconoscerlo significherebbe rimanere vittime di quel paralizzante e sterile «benaltrismo» da cui è afflitto il nostro Paese, una malattia che già molte volte in passato ha vanificato la possibilità di realizzare riforme che i cittadini attendono da tempo, riforme a portata di mano che possono sensibilmente migliorare la qualità della loro vita e contribuire alla modernizzazione del sistema economico e sociale. Questo provvedimento, se approvato, migliorerà la qualità dei servizi locali, ridurrà le tariffe, taglierà i costi delle società pubbliche che sono spesso il dorato parcheggio di un vasto ceto politico, farà bene alla nostra economia stimolando la crescita di un settore che ha un enorme potenziale in termini di reddito e di occupazione; un potenziale che è li, a portata di mano, e aspetta di essere liberato. Mi auguro che l'opposizione, nelle prossime settimane, vorrà rinunciare alla tentazione di «buttarla in politica» e vorrà invece partecipare a realizzare una riforma che fa il bene dell'Italia. Ministro per gli Affari regionali




Linda Lanzillotta (Corriere della Sera )

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