Intervista su Rivista Idea
Intervista a Roberto Calderoli, Ministro Affari regionali e Autonomie.
Nuova legge sulla Montagna: «Ecco perché è coraggiosa».
di Gianni Scarpace.
«Il legislatore coraggioso deve prendere decisioni anche se poi generano critiche, perché non sempre si riesce ad accontentare tutti».
Il ministro Roberto Calderoli si dice soddisfatto di aver messo la parola fine alla classificazione che disegna la nuova geografia montana. Il dicastero che guida è quello degli Affari regionali e delle Autonomie ed è l’estensore della nuova legge sulla montagna: determina quali Comuni si possono definire “montani”, secondo parametri precisi e, di conseguenza, nel diritto di sia ricevere una serie di risorse, sia di vedere applicate le misure di promozione previste dalla legge.
Nato a Bergamo, classe 1956, laurea in Medicina e Chirurgia col massimo dei voti, senatore leghista della prima ora. Sulla base della legge “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane” varata a settembre, il ministro ha affrontato la definizione dei parametri che consentono a un Comune di essere definito “montano”.
Ministro, che cosa intende quando dice che c’è voluto coraggio per questa proposta?
È stato raggiunto un accordo unanime con Regioni, Province e Comuni sulle modalità di prima applicazione dei criteri per la classificazione dei Comuni montani. È arrivata la proposta dalle Regioni, che è stata valutata, e poi si è giunti alla stesura degli elenchi con i parametri stabiliti. Per quanto riguarda il dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri, ndr) relativo alla definizione dei criteri si è raggiunta l’intesa con Comuni e Province, mentre c’è una mancata intesa con le Regioni che si sono comunque espresse favorevolmente a maggioranza (contrarie solo le 6 regioni della sinistra). Gli Enti territoriali hanno inoltre votato all’unanimità la deroga sul termine dei 30 giorni per poter procedere in Consiglio dei Ministri. Ciò ha significato che potevamo andare avanti nel percorso previsto. Insomma, un iter non facile, ma siamo riusciti lo stesso ad andare avanti con le decisioni finali, con coraggio.
E il parere di Comuni e Province?
Il confronto con Anci e Upi (Unione delle Provincie) c’è stato e infatti da parte loro è arrivata l’intesa. Diciamo che l’autonomia delle regioni è stata rispettata pienamente e incrementata.
Veniamo ai criteri per i quali un Comune è montano.
La ratio che c’è dietro alla legge sta nella volontà di aiutare le Terre alte difficili da raggiungere anche dagli stessi servizi ai cittadini, a partire da scuola, sanità, il diritto ad avere una famiglia e la possibilità di farlo senza doversi spostare in Città. La gente va via da lì e lì vogliamo agire con incentivi che servano a fare impresa, scuola, assistenza sanitaria, cultura di montagna, inoltre per la copertura delle rete internet, per produrre sgravi fiscali a beneficio di datore di lavoro, lavoratore o start-up giovanili.
Nello specifico?
Sono montani i paesi con almeno il 20% della superficie del territorio comunale al di sopra dei 600 metri e almeno il 25% della superficie del territorio comunale con pendenza superiore al 20%. Atri criteri: altitudine media pari o superiore a 350 metri e almeno il 5% della superficie con una pendenza superiore al 20%; Comuni ad altimetria media pari o superiore ai 400 metri; quelli con un picco massimo di 1.200 metri e i Comuni totalmente circondati da zone riconosciute come montane.
Perché era necessaria una legge?
Perché la precedente classificazione era del 1952. Dal perdurante stallo sui criteri per la classificazione dei Comuni montani, è arrivata oggi la svolta, si è sbloccata una situazione di incertezza.
C’era il testo del cebano Natale Carlotto del 1994.
Sì, ma è una legge mai applicata nel suo complesso e rimasta in buona parte sulla carta. Il mio impegno, come ribadito in ogni occasione, è sempre stato quello di venire incontro alle esigenze dei territori con reali criticità tipiche della montagna e in questo senso abbiamo lavorato. Sulla base di questa nuova classificazione, saranno montani 3.715 Comuni. Nella precedente classificazione, nella “Granda” i Comuni montani erano 150, ora 175, poi ci sono casi in cui si diminuisce, altri in cui si aumenta ancora. Una cosa vorrei, però precisare.
Che cosa?
Non è che per il Comune, in quanto montano nella definizione di legge, arrivino automaticamente i fondi. Ci sono Comuni già molto ricchi, il sistema è pensato per quelli che hanno realmente bisogno di risorse nelle montagne. Sono oltre 600 i Comuni cancellati rispetto all’elenco del 1952, e circa 300 quelli nuovi.
Insomma, dice che si è fatta un po’ di pulizia?
Lo sta dicendo lei.
Altra precisazione?
A stabilire il “peso” dei parametri dei Comuni toccherà alle Regioni in auto coordinamento: loro dovranno proporre in ambito nazionale questa pesatura. Se lo fanno bene, se no ci penso io. E questo entro 15 giorni dal momento che il Consiglio di Stato dice che il Dpcm viene pubblicato.
Il tema è, però, che la montagna non ha mai abbastanza risorse dallo Stato.
È vero, ma chi critica questa legge dimentica che nel recente passato i fondi per i Comuni montani erano molto scarsi, nel 2021 addirittura non c'era un euro. Ora, con il governo di centrodestra ci sono 200 milioni all’anno e superiamo la Francia che era stata presa dall’Uncem come termine di paragone.
Torniamo al senso del coraggio. Lo vuole precisare meglio?
Glielo dico così: o vogliamo cambiare questo Paese o restiamo fermi, soprattutto se ci sono realtà che ricevono anche solo un euro che non meritano. Io abito a Bergamo, a 382 metri sul livello del mare, e mai ho pensato di vivere in Comune montano. Chi vive qui lo fa perché è un ottimo posto dove stare, per i servizi e per tanto altro.